Bellissime riflessioni di Andra Panatta, autore del libro ISTRUZIONI PER MAGHI ERRANTI

Il lato oscuro

Finito il tormentone invernale di Star Wars, ci resta qualcosa che aveva la sua genialità e ispirazione nei primi tre film e probabilmente il successo della saga è dovuto più che a una effettiva qualità dei singoli episodi, al messaggio veicolato a livello subconscio da alcune tematiche su cui si insiste nelle prime due trilogie. Una di queste è la teoria del lato oscuro, che per me è ben lungi dall’essere solo una trovata interessante di sceneggiatura, essendo piuttosto la quintessenza del lavoro interiore. Capiamoci. Niente di quello che viene raccontato nei primi episodi di Star Wars è stato pensato per essere un insegnamento spirituale, non credo che Lucas avesse un qualche intento didattico e non credo che Star Wars sia un film iniziatico. Ma nella mia vita mi sono ritrovato a notare infinite volte dei segnali che avevano a che fare con la mia pratica che ho difficilmente potuto ignorare. Ma cos’è per me il lato oscuro? Semplice. Tutte le storie che l’ego racconta a proposito del fare o non fare qualcosa, sul perchè sia giusto o sbagliato agire o non agire in una data direzione. C’è chi ancora dubita della validità del parlare di questa cosa chiamata ego e chi ancora si irrigidisce quando impiego tutta la mia attenzione cercando di sviscerarne tutte le pieghe, come se fosse il racconto di un nostalgico agganciato ad ere passate. Eppure per me rimane il centro di tutto il discorso. Il lato oscuro rappresenta la perdita del punto di riferimento ‘olistico’ o ‘sistemico’, rappresenta quel restringimento della coscienza che mi porta a vedere le mie azioni e pensieri come esenti da conseguenze su un ‘sistema’ interconnesso. Il lato oscuro è l’egoismo molto spesso camuffato da principio esoterico o spirituale, perchè l’ego può fare anche questo, farci credere che siamo arrivati chissà dove e a chissà quali vette di potere. Il lato oscuro è la polarizzazione, nella quale tutti i nostri pensieri si schierano dalla parte della vittima o del carnefice, dove non c’è spazio per le sfumature, dove non c’è redenzione se non attraverso la manipolazione, lo sfruttamento degli altri e solo un Sith vive di assoluti. Il lato oscuro sorge laddove invece di ‘sentire’ la vita, la ‘pensiamo’ raccontandoci storie alle quali finiamo sempre per credere, perchè noi crediamo di essere esattamente quelle storie. Soprattutto il lato oscuro è l’atteggiamento che sgorga in noi ogni qual volta decidiamo di perseguire solo ed esclusivamente il bello, il comodo, il positivo, lo yang senza vedere che nel dolore e nelle emozioni cosiddette ‘negative’ c’è una medicina che può farci crescere. E’ quel modo di essere che cerca la soddisfazione immediata e la stimolazione continua. Ed è costantemente in agguato. Ecco perchè nei discorsi di Yoda lungo i primi episodi si intrasente qualcosa che è a conti fatti un messaggio dello spirito per noi. La vita non è solo avventura, viaggi, divertimento e ricerca della soddisfazione personale. Ciò che facciamo, pensiamo, energizziamo con le pratiche, ha effetto su noi e su chi ci sta intorno ed ha effetti che possiamo capire al 10%, ecco perchè il miglior atteggiamento che posso suggerire a un mago errante oggi è di coltivare l’arte del sentire piuttosto che quella del pensare. Il pensare suggerirà cose che il sentire  non troverà valide e lo farà sempre secondo schemi registrati nella mente subconscia come ‘ego’. Ecco perchè dopo aver fatto un po’ di esperimenti con la legge di attrazione il mio consiglio rimane quello di vivere per fede, perchè questa fede (la forza) agisce come un campo unificato nell’interesse di tutti i coinvolti e non solo del nostro. E’ chiaro che è difficile. E’ chiaro che l’ego si opporrà. E’ chiaro che la difficoltà di questo approccio è direttamente proporzionale alla grandezza del cambiamento che andremo a fare, e finchè non saremo dall’altra parte, il lato oscuro ci sembrerà sempre più semplice e seducente.

Da una email:

“Mi chiedevo se fosse possibile che uno spirito guida possa spingerti a fare qualcosa che non vuoi. Ho partecipato al tuo corso sui Maestri Invisibili circa 5 anni fa e ho sempre avuto con loro un rapporto ottimo, una collaborazione costante. Loro sono i miei consiglieri e amici psicologi e guru proprio come Jung dice nelle riflessioni. Eppure c’e questo fatto che non posso ignorare più. Da qualche mese sono in conflitto con loro che vogliono spingermi a fare delle cose e a cambiare sicuramente nel megliom una situazione che però io non so decidermi a modificare. Questo mi fa chiedere se e quanto sia attendibile la mia comunicazione con loro e soprattutto se debba sempre basarmi su loro per prendere una decisione importante nella mia vita.”

La mia risposta:

Come linea guida generale ricordati che uno spirito guida non dirige mai, non impone e non interviene MAI laddove non interpellato. Chiedi e ti sarà dato è la norma nel nostro lavoro con i maestri. 
Platone fa dire a Socrate nell’apologia:
“E’ qualcosa che mi è cominciato da bambino, come una specie di
voce, la quale, ogni volta che si produce, mi trattiene sempre da quello che sto per fare, senza però mai spingermi in avanti.”. Ed è questa la direzione da seguire. In primo luogo se cominciano a spingerti può non essere una guida quanto piuttosto una tua resistenza inconscia o un blocco che si è palesato il che necessiterebbe di un lavoro a parte, ma non è questa la sede per parlarne. 
In secondo luogo ricordati di non farti ‘falsi dei’ e dare ai maestri quell’importanza eccessiva che non hanno e non devono avere. Essi sono un riflesso del tuo io superiore e non vanno mai considerati come più importanti della nostra capacità di raziocinio nonostante a volte possano palesarsi in fenomeni particolarmente spettacolari. Quei fenomeni sono tue capacità e non appartengono a nessun ‘Dio’, ‘Maestro’, ‘Angelo’ o ‘Spirito guida’. Ti consiglio di leggere il documento di Pang Ming sull’uso dell’intenzione disponibile tra i files del gruppo, relativamente alla parte delle ‘illusioni mentali’ dove è chiaramente spiegato che non esiste nulla oltre alla nostra capacità creativa mentale e ai suoi infiniti poteri, quindi è molto facile ‘creare’ delle figure delle quali poi facilmente perdiamo il controllo e alle quali attribuiamo facoltà che sono la nostra naturale dotazione. Sei sempre tu, a un livello superiore, anche se ‘loro’ sembrano avere vita propria e come afferma Jung sono dei veri e propri guru. Il metro della salute mentale rimane sempre quello della via di mezzo nella quale li ‘usiamo’ ma ci ricordiamo che sono solo strumenti di cui l’io superiore si serve per farci andare un po più in la (o molto più in la, dipende dalla nostra capacità di rinunciare a vecchi schemi e limiti). Tali strumenti non devono mai divenire più importanti della vita reale o come mi dissero loro, alle volte è più importante disobbedirci che seguire le nostre indicazioni.

Il ‘male’ ti influenza solo se gli reagisci

Ho imparato questa frase in un vecchio corso di sviluppo psichico che seguivo tanti anni fa, una frase che era essenzialmente un breve postulato accessorio a un più vasto teorema che veniva insegnato a proposito dei ‘poteri’ della mente. Eppure dopo anni ho scoperto che questo piccolo assunto, questa innocente frasetta messa là tanto per condire, era in realtà il centro di tutto l’insegnamento, il perno su cui si reggeva tutta la struttura della realtà per come stavo iniziando a capirla. In senso stretto ogni reazione a qualsiasi cosa là fuori crea delle perturbazioni, dei cerchi concentrici che si espandono sempre di più interagendo con tutto ciò che toccano. Idealmente, e come ci viene insegnato da più parti, ogni pensiero, ogni azione ed ogni emozione, muovono, perturbano, disturbano la realtà, e noi creiamo letteralmente ad ogni passo che facciamo un qualcosa che prima o poi sperimenteremo come fenomeno reale. Ma questo per molti di noi è ancora inconcepibile. Lo abbiamo letto sui libri e ascoltato nei seminari, lo abbiamo sentito ripetere ormai infinite volte che abbiamo un impatto sul reale, qualcuno di noi forse ha anche iniziato a ‘sentire’ e ‘vivere’ questo fatto, e tuttavia ancora ci è difficile accorgerci che il cosiddetto ‘male’, la ‘perturbazione’ che viene a trovarci di tanto in tanto anche (e soprattutto) se facciamo un lavoro su noi stessi, ci spinge in direzione del conflitto solo se reagiamo ad esso. Nel modello che sto immaginando di iniziare a capire, il ‘male’ è un testimone di una firma energetica che portiamo addosso in quanto esseri umani con una storia psichica di decine di anni (o migliaia di vite che fa lo stesso). E’ lì per mostrarci un pezzo di lavoro da fare, e non è un caso o una sfortuna. Mi rendo conto della difficoltà e della durezza del paradigma quando ad essere colpiti sono i nostri cari o noi stessi, per esempio quando lavorando con i noti strumenti riemergono vecchie ferite, addirittura vecchi sintomi che credevamo risolti per sempre. Ma questo è il lavoro. Non reagire a ciò che riemerge o sembra apparire come un nuovo ‘problema’, non ‘resistere’ al male come qualcuno più saggio di me consigliava tempo addietro. E’ tentando di applicare questo al meglio delle mie possibilità che ho potuto accorgermi di come agisce la sfocatura inconscia e di come questa sia parte di un contesto più grande e intelligente, che fa in modo di recapitarci solo ed esclusivamente ciò a cui possiamo fare fronte. E’ così che ho iniziato ad accorgermi del valore dell’equanimità e della capacità di distinguere i pensieri superficiali, le emozioni reattive e gli eventi a queste collegati da quel qualcosa più saggio e più profondo che ho chiamato essere, che non fa che esistere e testimoniare l’esistenza. E’ cercando di essere pace con tutto che ho potuto vedere come la realtà scivola attraverso strati e strati di densità, diretta dalle emozioni ancor prima che dai pensieri, ed è così facendo che ho potuto notare che reagendo al ‘male’ non facciamo che perpetrarne l’illusoria realtà. Ma per essere pace occorre diventare vuoti a se stessi. Occorre scordarsi la propria storia, le proprie giuste motivazioni. Il ‘male’ esterno ci seduce a reagire, ad essere coinvolti e ad entrare nella maya creata dalle perturbazioni delle nostre stesse reazioni. Il ‘male’ interno ci seduce nel credere che stiamo lavorando male, che abbiamo sbagliato qualcosa, ci fa credere che il risultato del lavoro debba essere il benessere, la salute o la fortuna materiale. Ma forse non è così. Forse stiamo andando verso qualcosa di più grande, più profondo e importante di un ottenimento materiale, qualcosa che non può essere detto a parole. Da qualche parte una volta ho letto di un maestro taoista che affermava:

Quando impari a non fare nulla e a non essere nessuno diverrai davvero utile all’universo.
Credo fosse questo quello che intendeva.