L’ILLUMINATO DELLA PORTA ACCANTO

Non ho perduto l’interesse a indagare sulle ferite del mio passato ma, al contempo, non intendo restare bloccato nella mia storia personale, perché io vivo per l’ “Illuminazione” ed è essa è al di là della mente. Come dicono alcuni “Maestri”: «Non dare attenzione al lato oscuro, coltiva i fiori e non passare il tuo tempo a strappare le erbacce!»
Ci sono persone altamente evolute accanto a noi, esseri vicinissimi alla fusione del “Sé Individuale” col “Sé Universale”, ma non possiamo riconoscerli finché crediamo che tale stato di coscienza sia riconoscibile attraverso il modo in cui si estrinseca la personalità. Come dicono i “Sufi”, molto più saggio considerare quali situazioni sa creare una persona, perché valutando solo il carattere potremmo prendere un grande abbaglio. Ho interagito intimamente con diverse persone famose che considero sagge, ed ho potuto osservare tanto i loro limiti quanto il loro amarsi incondizionatamente coi propri difetti. C’è anche chi afferma che un Buddha può essere riconosciuto soltanto da chi possiede un livello di coscienza paritetico.
Si è soliti associare l’“Illuminato” con l’ascetismo, ma io non ho affatto questa visione. Certo se si vive isolati non serve alcun lavoro sulla personalità, ma se si decide di stare nel mondo delle relazioni tale compito è necessario, purché ci si ricordi che essa è e resterà sempre una maschera con gradi diversi di funzionalità a seconda di quanto abbiamo indagato su di noi. Potremo abbellire e ripulire quanto vogliamo la nostra personalità, ma non sarà certo questo processo che ci farà salire al “Nirvana”, perché sempre di mente si tratta. Occorre rendersi conto che la realizzazione del “Sé” non è la realizzazione della personalità, ma il compimento della Consapevolezza e di come utilizzarla. Va benissimo ripulirsi con tecniche catartiche, affinarsi e imparare la comunicazione non violenta, uscire dal ruolo della vittima e riacquistare potere personale, studiare le proprie convinzioni limitanti e fare qualcosa per sostituirle con altre potenzianti, e potrei continuare all’infinito! Ma non è questo che mi porterà alla fusione con Dio, perché tutta la terapia cognitiva è soltanto un trampolino di lancio alla scoperta del Divino in noi.
Cent’anni di psicoanalisi e il mondo va sempre peggio è un famoso libro di James Hillman, punta di diamante della psicanalisi junghiana. Il titolo sembra suggerire una verità che Osho non si è mai stancato di ripetere per tutta la vita, e cioè che con la sola mente non si può essere felici né illuminarsi, e neppure permettere il crearsi di un uomo nuovo, perché è la mente in sé il problema! Non sono certo qui a negare l’importanza di Freud, Jung eccetera, sicuramente è importante conoscere come funzionano i nostri meccanismi mentali consci e inconsci e dare una ripulita, un riassetto all’immenso immondezzaio che è la nostra mente al fine di renderla più efficiente ed evoluta, ma un nuovo modello di civiltà non potrà mai sorgere dalle fondamenta di queste branche del sapere.
Dal mio libro “L’Indicibile di me stesso”.