Il Cervello, il Trauma della Nascita e i Sensi di Distanza
(Dialogo con Lorenzo Ostuni alla Caverna di Platone).

Lorenzo: «Per quanto riguarda i fenomeni che mi hai raccontato ieri, le ipotesi sono tante. Però l’ipotesi che io formulavo a seguito della tua narrazione, era quella che tu avessi vissuto un trauma di nascita molto forte, molto intenso, come vissuto dal neonato, non come vissuto dalla madre, e che tu potessi avere avuto dei momenti soffocativi nella fase espulsiva; questo può, e dico può perché siamo nel mondo del cervello, che è di una vastità infinita come l’oceano, può avere indotto alcune parti del cervello a instaurare un sistema difensivo nei riguardi di questo “imprinting soffocativo”, che ti ha dato negli anni una sorta di fenomenica sospensiva periodica alternante, una forma difensiva del cervello nei riguardi di un “dato soffocativo”. Il “dato soffocativo” cosa significa? Significa che nella fase espulsiva, probabilmente nell’ultima fase, quando la testa è in parte uscita e in parte no, e il feto è portato a essere afferrato per la testa, essendo un essere così piccolo, un essere che non ha mai avuto una tattilità violenta sulla propria figura, in questa fase può subire delle pressioni improprie, delle pressioni acute che mettono in allarme lo stato neurocerebrale… In quella fase, in cui il neonato deve fare i primi respiri improvvisi, intensissimi, violentissimi, perché non era abituato a respirare, si può essere interrotto per qualche momento per ragioni pressorie dall’esterno il respiro stesso, e quindi al cervello è affluito meno ossigeno del necessario, e pertanto ha subito un trauma. Tale trauma, questa è l’ipotesi, può avere indotto il cervello stesso ad avere dei comportamenti, brevi però intensi, di sospensione della propria attività. Se tu trattieni il respiro per tre minuti al cervello non affluisce più ossigeno, e in questo caso il cervello si allarma e ricorre alle risorse endogene, quindi ha una sorta di parziale sospensione di talune delle sue infinite attività. Ovviamente io faccio delle ipotesi, perché non sono entrato nella tua scatola cranica per vedere, però questa è un’ipotesi che di solito non fanno i medici, perché non si occupano mai dei residui del trauma della nascita. Invece, l’altra ipotesi è quella secondo cui tu sei un soggetto, sei una persona che ha sviluppato enormemente i sensi di distanza, quindi la capacità di elaborare visivamente, uditivamente, olfattivamente, verbalmente, concettualmente. Questa cosa mi risulta ancora più chiara in relazione all’altra: cioè tu, avendo una crisi del contatto profondo che si è maturata all’atto della nascita, hai sviluppato tutte le diramazioni, le ramificazioni del tuo comportamento, del tuo pensiero, della tua personalità e della tua sensibilità, a distanza. Come dire: io voglio avere emozioni, voglio avere sensazioni, voglio avere pulsioni, ma per favore non venite a consumarle dentro il mio corpo, consumiamole invece nella relazione a distanza, manteniamo quindi un fuoco acceso nella lontananza, non un fuoco acceso nell’intimità, perché l’intimità è sofferta, l’intimità è delicata, è friabile, è molto selettiva, ha bisogno di molta protezione, è stata ferita, sanguina, insomma sono mille le cose. Allora probabilmente le due cose stanno insieme, e stanno insieme molto bene, perché tu sei sicuramente iperdotato dal punto di vista dei sensi di distanza; sei molto dotato, molto più della media delle persone, perché comunichi di più, perché sei più brillante, sei più intensivo, sei più estensivo, sei più sollecito, catturi meglio le percezioni. Ti sei organizzato un alveare di distanza, una ragnatela di distanza, che è anche un fenomeno relazionale, seduttivo, comportamentale, di trame e di orditi che si fanno fra esseri umani, considerando che noi comunque siamo delle termiti, e viviamo in un termitaio. Però naturalmente chi ha elaborato molto i sensi di distanza, lo ha fatto per delle ragioni psicologiche, non perché gli è caduto dal cielo! Tutto quello che noi facciamo è perché abbiamo degli impulsi e dei bisogni profondi, anche se non li conosciamo: quindi sviluppiamo delle corsie preferenziali perché alcuni percorsi li troviamo ostici. Tu hai sempre trovato ostica l’intimità fin da piccolo, ma hai trovato sempre molto aperta l’aria libera delle possibilità relazionali. Dal punto di vista affettivo, soprattutto, noi viviamo intimità, vicinanza e distanza: siamo come tre cerchi concentrici, c’è chi è particolarmente abile nell’intimità ed è una capra nella vicinanza e nella distanza, e viceversa. Questo cambia da persona a persona in base ai propri bisogni primari.. Siamo nati alla vita in quei nove mesi nel ventre materno, e in quel ventre è successo molto di più di quello che succederà nei prossimi ottant’anni. Tu pensa che si è scoperto da pochi anni che il 95% delle gravidanze sono gemellari, e che uno dei due feti ingloba l’altro. Questo accade alla terza o quarta settimana.. Il famoso mito di Romolo e Remo, di fratelli primordiali, miti di tanti popoli che raccontano in forma leggendaria questo fatto biologico, e cioè che un fratello uccide l’altro. Allora è probabile che tu sia prevalso su un fratello, ma questo è un evento biologico; cioè la competizione per la vita e la forza per la creazione della relazione, comincia già nel ventre materno, fin dalle prime settimane, quando non c’è ancora un essere formato ma ci sono embrioni, perché lo spazio placentare, lo spazio intrauterino è già un territorio di lotte per la sopravvivenza, quindi prevale il più forte. Sembra una cosa orrenda, ma la natura è impostata così. Poi ci sono migliaia di episodi intrauterini, nel senso che per ogni giorno della gravidanza c’è una problematica che non si conosce: può essere un’infiammazione, un malumore della madre, il cambiamento dal freddo al caldo, mille eventi fisici e psichici che mettono in forse la vita. Allora non è escluso che tutti gli esseri umani già nel ventre materno comincino a maturare questa questione del come relazionarsi, se relazionarsi in vicinanza o in distanza, come in vicinanza e come in distanza, come gradiscono di più in vicinanza e come gradiscono di più in distanza, e poi questo si sviluppa, e quando nasciamo siamo già belli e fritti! Una volta nati siamo già fritti, dobbiamo solo essere divorati dalla vita, perché abbiamo già un armamentario, un’enciclopedia di esperienze e conoscenze gigantesco, sterminato, che la cultura umana extrauterina, cioè nel mondo, non valuta appieno. Infatti noi siamo delle capre nell’educare i bambini, che sono degli esseri fantastici, con una quantità cosmologica di informazioni e sentimenti, e noi li consideriamo come dei cucciolotti che dobbiamo proteggere, alimentare, ma fondamentalmente frenare…»
A quel punto intervenni io: «Educastrare, mi sembra dicesse Freud!»
«È un termine stupendo! Ora però noi dobbiamo fare un’esperienza diretta con un sistema simbolico per lavorare su di te. Allora, tu mi devi dire nome, cognome e data di nascita…»
Dopo aver elaborato dati consultando alcuni libri, Lorenzo proseguì.
«Il tuo numero fondamentale è il 217. Questo è un sistema numerologico che ho creato io, in relazione a dei sistemi simbolici, per cui reperire il proprio numero, questo numero, diventa una chiave per entrare in un sistema, un sistema che poi deve spiegare anche te, quindi il 217 è il tuo numero chiave, il tuo passe-partout per entrare. Ricordatelo anche in futuro. Allora… questo sistema è la piramide della vita… noi immaginiamo che tu possa costruire oggi col mio aiuto la piramide della vita, ossia una visione complessiva, l’area fondamentale, il perimetro fondamentale della tua esistenza, quali sono le pareti, come è strutturata, qual è l’edificio, qual è il percorso, eccetera. Come si fa? Qui c’è un elenco di 33 valori fondamentali che sono comuni a tutti gli esseri immanenti, a tutti gli esseri umani. Leggili, e poi dovrai sceglierne cinque, che tu porrai agli spigoli, alla base e al vertice della piramide stessa. Devi decidere quello che va al vertice e quelli che vanno alla base.
Elenco dei 33 valori fondamentali.
1.AMORE 2.ENERGIA 3.CREAZIONE 4.POTENZA
5.SIMPATIA 6.COMUNICAZIONE 7.COMPRENSIONE
8.COSCIENZA 9.SAGGEZZA 10.VERITA’ 11.VOLONTA’
12.GIUSTIZIA 13.BELLEZZA 14.PIACERE 15.ARTE
16.CORAGGIO 17.SPERANZA 18.INNOCENZA
19.LIBERTA’ 20.COMPASSIONE 21.GUARIGIONE
22.PACE 23.FELICITA’ 24.ARMONIA 25.FEDE
26.VUOTO 27.RINASCITA 28.ESTASI 29.SALVEZZA
30.BEATITUDINE 31.ESSERE 32.LUCE 33.DIO
La mia scelta fu: al vertice Dio, poi Armonia, Illuminazione, Giustizia, Purezza.
Ostuni: “Ora il calcolo procede in questo modo: a ciascuno dei valori che tu hai indicato va aggiunto il tuo valore numerico fondamentale che è il 217. In questo modo otteniamo cinque numeri cabalistici per la piramide, a cui si accede attraverso il tuo numero. Questi sei numeri sono contenuti nei 10 libri dei “Finiti” e nei 10 degli “Infiniti”. Ogni numero ha un messaggio molto specifico, ed è un’istantanea penetrante che va a cogliere la sostanza della persona. Quindi io ora ti leggerò, ti interpreterò il numero fondamentale tuo da cui tutto deriva e che illumina tutta la piramide, ma la piramide sei tu, con questi valori che hai scelto. E’ interessante per esempio che tu poni Dio all’apice della tua piramide, e questo già ci conferma il fatto che tu hai sublimemente ed enormemente sviluppato i sensi di distanza, perché Dio è l’essere più distante da noi, ma anche l’essere più intimo, quindi tu evochi Dio come massima e globale e totale egemonia dell’universo, però desiderandolo dentro di te, quindi massima distanza che si deve trasformare in massima intimità. Questa è una conferma di come tu hai strutturato la piramide, perché tutti i valori che hai scelto sono valori delle persone che hanno un fortissimo senso della distanza che intendono tradurre in intimizzazione. Cioè la purezza, la giustizia, sono fattori in parte esogeni in parte endogeni che comunque tu cerchi di ottenere dalla vita e da te stesso, nel tuo profondo: è l’armonia dell’illuminazione. Quindi dal momento che le tue scelte sono già molto indicative, molto orientative della personalità, questo mi sembra che confermi le intuizioni che avevamo avuto ipoteticamente prima. Tutti i tuoi numeri sono contenuti nel terzo volume. Ora ascolta il messaggio tuo fondamentale che andrebbe inciso sul marmo e messo nel tempio della tua casa.
Numero 217.
È UNA DOLCE DEMENZA IL PARLARE.
PARLANDO L’UOMO TRASVOLA TUTTE LE COSE DELL’ESSERE.
Questo conferma che tu hai un’enorme attitudine, enorme, grande grande grande, sviluppatissima, nel vivere la tua dolce demenza della comunicazione orale, della comunicazione verbale, che è uno dei grandi sensi di distanza, uno dei grandi sensi elaboranti la distanza, cercando di tradurre la distanza in un’intimità distante. Ma tu non puoi fare diversamente, non è che la devi frenare questa cosa, questo fa parte della tua vita, è stato dimostrato con un’opera complessa come questa, che io ho scritto trent’anni fa, e che si chiama I finiti e gli infiniti. Sono venti libri e contengono ciascuno cento aforismi che si possono leggere dall’uno al duemila e viceversa. Se si leggono dal duemila all’uno come stiamo sperimentando ora si chiamano “Finiti”. Ora tu mi devi dire quale successione vorresti instaurare nei cinque valori che hai scelto. La successione che tu dai cambia il poema, perché sono come cinque capitoli di cui tu stabilisci la successione, quindi il film lo fai tu, mettendo le sequenze come tu senti.
Io: 1) Giustizia 2) Armonia 3) Purezza 4) Illuminazione 5) Dio.
Lorenzo: “Dunque, Giustizia… numero 229.
L’AQUILA DIVORA IL CUORE DEL POETA, IL POETA MANGIA L’ANIMA DELLA PIETRA.
Il poeta sei tu, sei tu che crei il parlare, il suonare, il sentire, tu sei il poeta, e il tuo cuore, cioè la tua sostanza psicofisica, è divorata dall’aquila, cioè da una forza superiore volatile, alata, trasvolante, alchemicamente si direbbe il fattore o elemento volatile, che ha la massima incidenza sul tuo profondo. Quindi tu sei fortissimamente caratterizzato dal bisogno dell’aquila, dalla forza dell’aquila, dalle caratteristiche dell’aquila, cioè il grande volatore, il grande volatile, il grande piumato, che guarda lontano, che vorrebbe guardare lontano, che vuole avere l’occhio acutissimo per cogliere tutti i dettagli del mondo, tutti i dettagli della realtà. L’aquila divora il cuore del poeta: poiché tu poeta sei nella giustizia divorato dall’aquila, a tua volta in equilibrio divori la pietra, cioè vale a dire, impregnato di queste caratteristiche, quando ti trovi davanti all’estrema solidità della roccia, tu hai bisogno di divorarla, di liquefarla, di scioglierla, di digerirla, di metabolizzarla. La roccia, la pietra, è il mondo, è la realtà materiale, la vita incarnata, il tempo e lo spazio in cui tu sei immerso, è la società, è la città, è il lavoro, ed è anche il corpo, la pietra. Allora l’aquila vola sopra di te e ti divora il cuore, cioè viene a impregnarti profondamente come avveniva con Prometeo. Nel mito antico Prometeo veniva divorato nel cuore e nel fegato da un’aquila, quindi tu hai una condizione prometeica, ed essa lascia chiaramente intendere che tutto è derivato dal rapporto con la madre, dal rapporto con la nascita, dal rapporto col ventre materno, quindi questa tua vita ascensionale, questo tuo bisogno volatile, questo bisogno anche utopico, ideale, questa capacità di acuire la sensibilità fino a raggiungere degli stati insoliti nella realtà umana, spesso indicibili, spesso ineffabili, spesso vissuti in solitudine, è una cifra tua, non può essere mutata, fa parte della tua natura. L’aquila è anche la rappresentazione dell’angelo e dello spirito guida, che tu certamente hai anche se ancora non conosci, e che è dentro questa componente eterica, volatile, che agisce profondamente su di te. Gli orientali hanno elaborato di gran lunga meglio di noi la teoria dei corpi sottili, la teoria dell’aura, la medicina dei corpi sottili, noi in occidente molto meno bene, perché abbiamo una visione più materializzata, più meccanicista, più scientista. Però tu sei un soggetto che ha chiaramente queste caratteristiche, quindi totalmente indipendente dai paradigmi cognitivi e conoscitivi che vengono espressi dal mondo occidentale. Poiché tu sei nutrito a questo modo, a tua volta divori la pietra, cioè hai bisogno di trasformare il mondo, la materia, la quotidianità, il corpo, la malattia, in cose che tu possa digerire, assimilare e metabolizzare. Quindi è come se da un lato l’aquila ti mangia il cuore, da un lato tu mangi la pietra, e questa pietra entra dentro di te e tu la sciogli, e quando l’hai sciolta allora stai bene, allora hai capito che il mondo non è un puro inferno, perché è digeribile. Semmai l’inferno ce l’abbiamo noi, nella parte inferiore del nostro corpo, nei primi chakras, però lì ci mandiamo le scorie e le cachiamo via. Questo è la giustizia per te, cioè per te la giustizia consiste nell’equilibrare simmetricamente i valori supremi rappresentati dall’aquila che ti divora il cuore e i valori interni rappresentati da te che mangi la pietra. Quando tu riesci a dare un equilibrio a questi universi tu sei nella giustizia, e automaticamente la vita è giusta con te, perché sei riuscito ad andare in fondo alle pulsioni, agli scopi, agli impulsi, ai mattoni di cui sei costituito, e li hai saputi erigere, li hai saputi disporre, li hai saputi graduare fino a costruire appunto la tua piramide. Poi tu hai posto come secondo valore l’armonia, numero 244.
L’ANIMA VASTA SCOPERCHIA LA TOMBA DELLA LEGGE E VI SPUTA DENTRO.
E tu certamente essendo legato all’aquila sei un’anima vasta. Viene confermato il fatto che tu hai sviluppato i sensi di distanza perché legato all’aquila diventi un’anima vasta, e l’anima vasta non è una pecora belante, non fa parte del gregge belante, che rispetta le leggi come puro ossequio, come puro omaggio, come pura obbedienza, come pura ottemperanza, tu semmai aspetti che la legge sbagliata muoia, muoia per consunzione, ed entri nella tomba, la apri e vi sputi dentro. Hai un modo speciale di contrastare le leggi ingiuste, che tu non riconosci… gli sputi in faccia, gli sputi nel teschio. Hai una fase di attesa iniziale in cui lasci che le leggi ingiuste, le forme tiranniche, si consumino, diventino inagibili, mostrino palesemente la loro incongruenza e muoiano, e tu vai nella tomba e gli sputi in faccia, condanni un uomo morto in un certo senso. Tu la tua armonia la realizzi armonizzandoti all’antilegge. È una tua modalità, l’antilegge come forma sconfinamento, trasgressiva, separativa, differenziante. Per te è più sentiero che non la legge in quanto imposizione e comando, codice giuridico che l’uomo, la società da a se stesso. Quindi la tua armonia è essere uno che sputa sul teschio della legge morta, inefficace, sbagliata.
E ora la purezza, numero 235.
SEI COSI’ INCISIVO E DELICATO NEL POSARE I TUOI PASSI SUL MARE, DA LASCIARE ORME INCANCELLABILI.
Dunque, si può camminare sul mare e lasciare le orme? No. Tu riesci a lasciare le orme sul mare perché quando posi i tuoi piedi lo fai in maniera netta e delicatissima, e l’acqua stessa assume una forma. Quindi questa è la purezza per te: la realizzazione di qualcosa di impossibile, che però una certa natura come la tua riesce a realizzare…Questa depurazione, questo lasciar traccia nell’acqua…La scia di una nave scompare dopo qualche minuto, non lascia traccia, invece tu riesci a tracciare anche nella memoria dell’acqua orme incancellabili. La purezza è questa, cioè il fatto che tu non passi inutilmente in te stesso, non passi inutilmente nella vita, non passi inutilmente negli altri, soprattutto nel mare, che è la parte inconscia di te stesso, la parte inconscia degli altri, la parte inconscia della vita…Quindi, benché la parte inconscia è l’oceano sterminato, cui non è possibile dare una forma, perché l’acqua non ha forma e assume quella che le coste di volta in volta le consentono, tu invece hai questa specificità proprio di carattere interiore e insieme esteriore di essere un uomo che lascia traccia nelle strutture inconsce degli altri esseri, e nelle strutture inconsce sue proprie. Questa incisività, questa tua ineliminabilità, il modo con cui tu fin dallo stadio fetale hai combattuto la morte, questo mi fa pensare che tu abbia avuto dei rischi di morte da feto, o dovuti alla lotta con tuo fratello intrauterino, o in qualche momento della gravidanza nella sofferenza di tua madre. Quindi tu hai oltrepassato l’angoscia di morte sviluppando enormemente le caratteristiche cerebrali e periferiche del tuo corpo e della tua sensorialità, che poi abbiamo chiamato “sensi di distanza”, lo sviluppo dei tuoi sensi di distanza. E così, paradossalmente, lasciando delle tracce nell’oceano dell’inconscio, tu vinci la morte. Abbiamo detto che nel mare nessuna traccia può essere lasciata, perché il mare rifonde tutto, nella sua infinita instabilità, nel suo infinito dinamismo non c’è nessuna traccia, tutto affonda, tutto scompare, tutto si eclissa. Il fatto che tu riesci a lasciare una traccia nel mare dell’inconscio, ti assicura l’altare sulla morte, cioè sul limite, sull’angoscia di morte e sulla morte, ed è questo il modo in cui il tuo organismo psicofisico si è strutturato, si è organizzato per poter oltrepassare tanatos, la morte…»
Estratto dal mio libro L’INDICIBILE DI ME STESSO