I concetti di bene e male cominciarono ad apparirmi fuorvianti, perché sovente le forze malefiche si travestono di luce e viceversa, e tutti i malfattori sono sicuramente parte essenziale dell’opera divina che è imperscrutabile dalla ragione essendo mistica.

Sin dall’inizio della nostra frequentazione la mia insegnante mi apparve come una perfetta sintesi degli opposti, perché al vaglio dei miei occhi e della mia personalità così affamata di “Conoscenza Superiore”, il santo e il peccatore trovavano nella sua figura autorevole una perfetta modalità d’espressione. Alla maggioranza degli allievi lei appariva severa, imperiosa, ed effettivamente ha uno sguardo penetrante che può incutere soggezione. Non a caso in India le fu detto in diverse occasioni di rappresentare l’archetipo di Durga, l’inaccessibile divinità induista scaccia-demoni il cui nome in sanscrito significa letteralmente “colei che difficilmente si può avvicinare”. Lei mi insegnò come uno schiaffo in faccia possa nascondere un intento ben più amorevole di una facile carezza elargita senza uno scopo intrinseco, la quale non avrà alcun potere taumaturgico nei riguardi di colui che la riceve. Perché ci vuole più amore per dire di no che per dire di sì.

Ricordo che per lunghi mesi durante il mio apprendistato facevamo l’esercizio dell’ “interruzione”; quando lei notava una mia espressione disarmonica che tradiva sofferenza o disagio mi diceva “Stop”, e io dovevo rimanere immobile nella posizione in cui ero e osservare la mia faccia dentro un piccolo specchietto rotondo che teneva con sé e prontamente mi allungava. Mamma mia che amare sorprese! Davvero non ci immaginiamo con quali espressioni ci offriamo al mondo!

Tutto ciò che lei faceva era calcolato fin nei più minimi dettagli, anche se al profano quale ero poteva non sembrare; alcune delle sue modalità di insegnamento e comunicazione che tanto mi scuotevano erano tecniche sufi o shock addizionali della scuola di Gurdjieff, messe in atto per provocare la cosiddetta “rottura dello schema” e portare i discepoli a scoprire di che pasta erano fatti, senza più cantarsela.

Videha amava definirsi “Luciferica”, ovvero una portatrice di “Conoscenza al di là dei concetti di bene e male”, e non si stancava di ripetermi che tali nozioni sono puramente terrene e cambiano a seconda di tempo luogo e circostanza, mentre la conoscenza è neutra e tutto dipende dall’uso che se ne fa, ovvero se c’è o non c’è un cuore dietro l’azione compiuta.

A riprova di ciò era solita portare come esempio la forza derivante dalla fusione dell’atomo, che può essere usata tanto per generare energia che aiuti le popolazioni quanto per distruggere la terra con guerre nucleari. Inoltre le forze cosmiche sono impersonali e se intentate non valutano ma obbediscono, fermo restando il nostro debito karmico con le leggi universali.

Tratto dal mio libro L’INDICIBILE DI ME STESSO