Il rapporto terapeuta/cliente e insegnante/allievo andrebbe continuamente ripensato. Il terapeuta che apre la propria vulnerabilità davanti al paziente, attraverso un gioco empatico in cui può arrivare persino ad ammettere di aver provato anche lui in passato qualcosa di simile, in realtà sta mostrando all’interlocutore che egli non ha nulla di grave e che la sofferenza fa parte della condizione umana e nessuno può evitarla. Al contempo un attento professionista deve anche saper fornire supporto e stabilità a chi ha di fronte. La fermezza di voler apparire perfetti e infallibili davanti a chi si rivolge a noi per chiedere aiuto, è un puro distillato di ego. A chi obiettasse: il paziente non si fida e non si affida a un terapeuta che percepisce fallibile, io così rispondo… Se questa è la tua convinzione il mondo te la confermerà, quindi troverai clienti che te la rispecchieranno! La PNL è molto chiara al riguardo: le convinzioni attirano le esperienze che le confermano.