LA RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ
Conosco molte persone che non nutrono alcuna speranza riguardo le sorti del genere umano. Io non so esattamente dove mi situo, di fatto non ho un’opinione o meglio le contengo tutte. Certamente la società contemporanea è un tale campionario di sopraffazioni e orrori che pare un miraggio intravedere una via d’uscita. Essa si perpetua tramite la scuola che, come dice Ivan Illich, “è un’agenzia pubblicitaria che ti fa credere di aver bisogno della società così com’è”; essa instilla nella psiche in formazione di un bambino concetti che sono l’esatto contrario della realtà, ad esempio che il lavoro rende liberi e nobilita l’uomo, mentre nei fatti è puro schiavismo a vantaggio di pochissimi, una forma di tirannia che rende alienati e ha fatto diventare la nostra specie un gregge di rassegnati che obbediscono a una piccola oligarchia di menti avide. Chi potrebbe sentirsi nutrito, motivato ed elevato da un qualsiasi lavoro in fabbrica o impiegatizio? Chi potrà mai trovare un senso nell’avvitare bulloni per costruire auto, nell’asfaltare strade, nell’usare un martello pneumatico, nell’imbiancare case o riempendo di merci gli scaffali di un supermercato? Potrei concepire tutto questo se lo si facesse per non più di cinque ore continuative al giorno e ricevendo uno stipendio che possa consentire una vita dignitosa, comprensiva di vacanze e divertimento, ma in Italia il mondo del lavoro è diventato schiavismo legalizzato.

Il grande Charlie Chaplin nel suo capolavoro “Tempi moderni” aveva già detto tutto ciò che si può dire al riguardo..
Tratto dal mio libro Tutti i miei mondi