QUANDO LA SABBIA SALE DAL FONDO DEL BICCHIERE……. Quando mi vengono richiesti consigli o qualcuno mi chiede di spiegargli e trasmettergli una tecnica di meditazione, valuto sempre tempo, luogo e circostanza, ovvero la storia del singolo individuo nello specifico incrocio di spazio-tempo; non mi prenderei mai la responsabilità di consigliare ad un alcolista o a qualcuno con disturbi psichici conclamati di fare una meditazione dinamica di Osho, ad esempio, perché in persone troppo sovraccariche di tossine l’impatto potrebbe essere eccessivo. Nel buddismo di Nichiren Daishonin si dice che prima di iniziare a recitare il mantra “Nam Myoho renge Kyo”, un essere umano è come un bicchiere colmo di acqua trasparente con la sabbia sul fondo ma, praticando, l’immondizia viene a galla. Ecco perché sono necessarie saggezza, cautela e al contempo perseveranza. Cominciare può essere facile ma proseguire è difficile, perché per molte persone è arduo sradicare l’attaccamento alla propria identità ma soprattutto alla propria sofferenza. Quel dolore divenuto ormai così familiare, diventa per assurdo una zona di comfort perché lo conosciamo, mentre l’avventurarsi nei sentieri impervi della crescita personale, ci causa paure e notevoli resistenze, perché l’ego è sempre pronto a ricordarci che sappiamo quel che lasciamo ma non conosciamo quel che troveremo! Inoltre, praticando con disciplina, avverrà l’incontro con sé stessi, e quel momento può essere assai spiacevole, come Jung ci ricorda. Di fatto ogni percorso che porta consapevolezza dissipa poco a poco l’anestesia in cui siamo immersi, la quale non ci permette di vedere chi siamo. Tratto dal mio libro Sedurre l’esistenza