ASPETTANDO LA BELLEZZA
Alcune tradizioni spirituali affermano che smettendo di praticare, l’oscurità fondamentale ritorna, ma questa asserzione ha fatto poco presa su di me, perché la mia esistenza è spesso stata caratterizzata da un’altalena di estasi e abissi, anche quando ero scrupolosamente metodico nelle mie pratiche. Certo bisogna stare sempre all’erta, perché i mondi inferiori fanno prestissimo ad emergere e occupare la nostra mente se non ci sorvegliamo consapevolmente e impariamo a trascenderli quando essi si presentano. Da quell’esperimento in poi il mio approccio alla vita non è cambiato, e tutto il mio intento va nel cercare di essere consapevole attimo per attimo, operando scelte man mano che le circostanze, il desiderio o la creatività le richiedono. E allora ben vengano le tecniche catartiche di Osho, il “Sir”, la walking meditation del Maestro Thai o quantunque mi chiami a sé nel qui e ora, ma raramente sento il desiderio di puntare la sveglia prima di addormentarmi, con l’intento di meditare il mattino dopo appena sveglio. Darsi una disciplina è un approccio molto potente per affrontare la giornata e la vita in generale, e lo consiglierei a chiunque non ne abbia mai fatto esperienza. La prima ora del risveglio è l’ora del potere, meditazione e preghiera sono potentissime chiavi di accesso al Dio in noi.
Dopo tante regole ora desidero un libero fluire. Vivo aspettandomi la bellezza avendo presente che tutto ciò che si desidera ricevere va prima dato, che ogni fallimento è la preparazione a un trionfo. Riguardo il successo sono d’accordo con un famoso leader motivazionale, il quale afferma che esso è direttamente proporzionale alla quantità di incertezza che sai gestire, di rischio che sai assumerti senza sentirti turbato, di capacità di sentire la gioia e la magia del salto nel buio. Ecco perché continuo ad adoperarmi affinché l’incertezza diventi la mia sicurezza. Sono sempre più convinto che nessuno possa renderci felici tranne noi stessi! La felicità è una meta, ma se non è un fenomeno autoindotto e deriva da situazioni esterne, quindi impermanenti, siamo fottuti!
Dal mio libro l’Indicibile di me stesso