USI LE TUE MEMORIE O ESSE TI USANO?
L’ESPERIENZA INSEGNA? DIPENDE….

La più grossa cantonata dell’umanità convenzionale è credere che la mente sia uno strumento di osservazione della realtà: oh certo, innegabilmente lo è, ma fondamentalmente è il massimo strumento per la creazione della realtà!
Stesso discorso per quanto concerne le convinzioni, che sono per lo più inconsce. Si è sempre creduto che esse si strutturino a seguito di esperienze ripetute, ma con gli studi delle scienze attuali appare sempre più evidente l’esatto contrario: noi viviamo ripetutamente le stesse esperienze in quanto abbiamo già installata e all’opera una certa credenza di cui siamo all’oscuro, una pista neuronale attiva sin dalla nascita! In questo libro scrivo di argomenti che sono ancora allo studio, ipotesi di lavoro, congetture di realtà su cui si fanno congressi e dibattiti scientifici, ma che non sono dati acquisiti e dimostrati; anzi su di essi è in atto un vero e proprio scontro di ideologie. Il libro scritto a due mani da Deepak Chopra e lo scienziato Leonard Mlodinow , War of the worldviews (Le due anime del mondo) è un bell’esempio di questa guerra di punti di vista. Mi entusiasma divulgare prospettive da cui guardare il mondo che sono veri e propri sfondamenti delle idee comuni su cui si regge la società attuale. Ad esempio alcune menti eccellenti sostengono che l’esperienza può essere la più grossa trappola! Questa considerazione non riguarda i processi fondamentali di apprendimento alla sopravvivenza, come imparare che il fuoco brucia. Ma come, starà borbottando qualche lettore, ma non c’è anche il detto che recita «Sbagliando s’impara?» Dipende, potrebbe obiettare qualcuno! Per diventare individui sempre più evoluti, dovremmo arrenderci al mistero e imparare ad essere ogni volta vergini di fronte a ciò che ci accade, liberi dalle memorie del nostro passato e talmente lucidi da poter osservare con assoluto distacco ciò che emerge dalla nostra mente reattiva. Solo in conseguenza a questo atto di consapevolezza potremo fornire la migliore risposta o interpretazione possibile, perché i primi responsi che la mente fornisce sono quasi sempre meccanici! Sembra che le esperienze attivino la parte mnemonica e che il cervello, invece di usare l’ispirazione per valutare la situazione del momento, vada direttamente alla memoria e cerchi di creare una ripetizione, soprattutto se la situazione è analoga ad altre pregresse. Se nell’infanzia un uomo coi capelli rossi ci fece uno sgarbo che ci procurò dolore, sicuramente per tutta la vita proveremo ostilità o diffidenza per tutti i maschi di capigliatura rossa, ma questa non è certo una modalità vincente! Solo aspettandoci il miracolo dal prossimo uomo coi capelli rossi che incontreremo, vinceremo la sfida! L’ipotesi che le esperienze possano essere tranelli che ci rendono meccanici, impatta con il sistema di credenze su cui si fonda il mondo attuale. Gli studi secondo cui veniamo al mondo già belli e fritti, hanno un portato profondamente metafisico, perché affermano che già dalla nascita, per karma o memoria genetica a seconda dell’opzione che preferiamo adottare, noi nasciamo con credenze inconsce attive materializzate in reti neurali, le quali faranno collassare le esperienze. A ciò va aggiunto il lascito di ciò che ha provato nostra madre durante la gravidanza. L’esperienza può essere molto utile se dopo averla vissuta come un salto nell’ignoto, la persona inizia un processo di elaborazione che la conduca a capire se essa era in linea con quello che voleva ottenere, e nel caso non lo sia stata, trarne comunque linfa vitale, ispirazione per diventare creativa e inventarsi qualcosa di nuovo e vincente. Impareremo a conoscerci nella misura in cui entreremo in ogni segmento di vita sapendo che stiamo varcando una porta verso il mistero, e poi ad esperienza avvenuta analizzeremo il portato psicoemozionale dell’accaduto. Altrimenti la nostra quotidianità non avrà alcun valore e sarà soltanto una coazione a ripetere l’indesiderabile.
Più la scienza va avanti, più appare evidente che gli unici limiti esistenti sono quelli che ci siamo immaginati, se è vero che ci sono “non-vedenti” che fanno free climbing e riescono a vedere tramite una tecnologia chiamata Brainport, la quale utilizza sensori che si trovano sulla lingua!
La mia amica Patty continua ad incontrare uomini che la maltrattano e tiranneggiano perché ha questa credenza sul genere maschile, e il mondo gliela conferma; ma lei continua a restare sintonizzata sulla validità del processo inverso, e pensa di aver creato questa convinzione come conseguenza di tanti incontri disastrosi, e non perché era già in lei quando venne al mondo!
TRATTO DAL MIO LIBRO “l’INDICIBILE DI ME STESSO”.